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Federica Pasini è stata inserita nel 2021 tra i 100 talenti under 30 di Forbes, rivista famosa in tutto il mondo per le sue classifiche e per i suoi approfondimenti sul mondo dell’economia, dell’impresa, della cultura e del lifestyle. Originaria dell’Alto Sebino, più precisamente di Costa Volpino, laureata in Bocconi nella facoltà di Economia, è riuscita a creare un'opportunità di attivismo digitale con HackingCovid, proprio durante il blocco causato dalla pandemia. Ho voluto chiederle come una giovane donna, professionista del marketing digitale, possa cambiare la realtà che ha intorno a sè e ispirare le future generazioni di donne.

 

Da un piccolo paese come Costa Volpino sei partita per girare il mondo e nel 2021 sei stata inserita tra i 100 talenti under 30 di Forbes: come ti fa sentire questo traguardo? 

“Sicuramente molto orgogliosa, come se fossi riuscita a raggiungere un sogno. Quando sono andata all’università, mi sono resa conto di quanto ci fossero troppi pochi esempi di cosa si possa fare nella propria vita professionale, vivendo poi in un paese di 8000 abitanti. La mia massima aspirazione, quando mi sono iscritta ad Economia, era fare la commercialista. Poi con l’università e il lavoro, ho capito che non c’è una linea professionale prefissata da seguire, soprattutto nel campo tecnologico, dove tutto è ancora da costruire. Questo riconoscimento mi ha resa molto orgogliosa e sono riuscita a dare un esempio, in primis a me stessa e poi sicuramente a tante altre persone”.

 

Qual è stato il tuo percorso professionale che ti ha portata a dove sei ora? 

“Mi piace raccontare che sia stato un disastro: è una storia di successo, ma nel senso che ho fatto succedere tante cose. Ho fatto molta fatica e allo stesso tempo ho sempre avuto una grande determinazione, nonostante i periodi bui che ho vissuto subito dopo la laurea. Dopo 3 anni in Bocconi, studiando con una borsa di studio, lavorando sempre in Valle e con un ambiente molto elitario attorno, mi sono ritrovata senza risorse e ho sofferto così tanto psicologicamente che non mi sentivo di fare la specialistica. Ho capito che l’unica cosa che potevo fare era avere un inglese buono, quindi sono andata a Londra. È stato un periodo veramente tosto, anche perché iniziava ad arrivare la crisi del 2008 anche in Europa. Sono tornata da Londra perché non è esattamente la città dove si può vivere senza lavorare: è stato un grande fallimento. Allora mi sono chiesta “che cosa faccio adesso?” Tramite il network di startup che ho coltivato nei due anni, sono riuscita a trovare uno stage. Successivamente, verso fine 2014, sono stata chiamata in Generali, per poi iniziare lì quella che è stata la mia carriera in corporate”.


Com’è nato il gruppo Hacking Covid-19 e come si è sviluppato il lavoro nonostante la distanza creata dalla pandemia? 

“Fondamentalmente avevamo una chat di whatsapp piena di persone molto interessanti, che avevano iniziato a parlare di covid in maniera massiva. La mia idea è stata quella di creare un altro gruppo dove poter parlare di Covid, in maniera proattiva e costruttiva, e spingere le persone a lavorare insieme. Dal gruppo whatsapp siamo passati a dei progetti veri e propri: abbiamo fatto dei video, abbiamo fatto un vademecum su come stare bene a casa con un team di psicologi. Tutto il nostro lavoro è confluito poi nella pagina www.hackingcovid.com Poi mi sono chiesta: ma perché queste persone, che sono 200, non iniziano a conoscersi nella realtà? Da qui ho deciso di dare una chance a chi, come me, si è appena creato una vita professionale. Così nasce Hacking Talents: un modo per chiunque abbia voglia di cambiare vita professionalmente, confrontandosi con chi ci è già passato e che può dare dei consigli”.

 

Che cosa vuol dire, secondo te, essere una donna che punta all’innovazione nel mondo dell’impresa, soprattutto in Italia?

“Ho capito che posso essere lo spaccaghiaccio per lasciare un segno in questo settore. Il mondo dell’impresa, soprattutto quella italiana storica, è caratterizzato da tanti modelli femminili, perché molte aziende sono a conduzione familiare. Detto questo però, non è facile essere ascoltate ed essere considerate credibili. L'importante però è esserne per prima cosa consapevoli e, seconda cosa, usare la testa e avere più strategia per percorrere strade differenti rispetto a quelle degli uomini. Il fatto è che noi stesse ci mettiamo nella situazione di stare zitte e non dire nulla. Invece no, bisogna parlare e dire quello che si pensa! Credi in te stessa e nelle tue potenzialità, perchè bisogna cambiare il pensiero che le donne siano sempre e solo di contorno. Ci vuole grande energia e determinazione, non è facile però è l’unico modo per cambiare un po’ le cose”. 

 

Pensi ci siano ancora delle barriere oggi in Italia che impediscono l’autodeterminazione femminile nel mondo del lavoro? Quali sono?

“Secondo me è una questione di affermazione dei giovani in generale, oltre che delle donne. Le due cose vanno di pari passo, perchè ci sono delle enormi problematiche culturali che non permettono lo scambio intergenerazionale: che tu sia uomo o donna, se sei giovane non vieni creduto e considerato. Quindi di ostacoli ce ne sono tantissimi e sono legati alla cultura fondamentalmente, che si basa sulla gerarchia e sulla misoginia. Bisogna investire nella cultura, nelle abitudini, nel linguaggio, in questo genere di attività”.


Cosa si potrebbe fare per cambiare la condizione delle donne dal punto di vista lavorativo? 

“Tra le attività che io suggerisco alle donne è di prendere in mano il proprio percorso e di non avere paura di offendere nessuno. La nostra vita vale quanto quella di chiunque altro su questo pianeta! Quindi dobbiamo tutelare questa ambizione professionale che non tutte hanno per forza, però se ce l’hai è importante che venga tutelata in modo serio, importante, professionale e adulto. L’azione è partire con il credere in se stessi”.

 

Cosa diresti ad una ragazza che vorrebbe intraprendere la tua strada? Quali consigli le daresti? 

Abbracciare nuove avventure e imparare a fare quello che io chiamo zoom in/zoom out: vivi un’esperienza fino in fondo, poi esci, ti guardi da fuori e ti chiedi se quello che stai facendo ti piace veramente e se ti sta insegnando qualcosa. Poi è fondamentale sporcarsi le mani e, se si riesce a farlo nel digitale, si aprono dei mondi infiniti”.

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